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Ma dove vai tutta nuda? Dalle passerelle alla realtà

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Svestiti, usciamo! Ecco la tendenza per la prossima stagione lanciata dalle sfilate di Milano appena concluse

Un trionfo anti-velo, con perizoma in bella vista e dècolletè esposti senza tabù. Ma chi li indosserà? Molte donne, a quanto apre, e non solo modelle e dive. E lo scrittore Giuseppe Scaraffia avverte: “Attente alla trasparenza: poche sanno renderla sexy”.

“La trasparenza è un rischio in quanto è la scelta più prossima alla nudità, come sa chiunque abbia visto dei nudisti, è la cosa più vicina alla castità”. Parola dello scrittore (e dandy) Giuseppe Scaraffia  che ha affrontato, tra l’altro, anche questo tema nel saggio “I piaceri dei grandi”. Con lui ci si confronta: sulle passerelle di Milano in questi giorni hanno sfilato abiti “impalpabili” ma nel senso più stretto del termine, mettendo decisamente in mostra quello che di solito i maschi vogliono “palpare”. Così si sono visti sfilare mutandine celate da leggerissimi veli di chiffon, seni quasi a vista, se non proprio a vista, perizoma, oppure mutandoni e reggiseni Anni ’50 rivelati da pizzi svolazzanti. E questo persino sulle passerelle di stilisti che di solito propongono una moda austera o sportiva.

Da lì alle celeb il passo è stato, come sempre, brevissimo. Si è soliti durante la settimana della moda dare party, invitare le star, vestirle con abiti che si vedranno nelle vetrine delle boutique la prossima stagione. Risultato: quanto nudo alle cene dell?Amfar, alla festa di Missoni per i primi 65 anni della Maison.  E persino sul Green Carpet alla Scala. Sull’effetto che fa il “supernudo”, Scaraffia avverte: “Indossare un abito trasparente è come sostare sull’orlo di un abisso: poche sanno renderlo sexy”.  Di certo l’opacità delle mutande concentra su di sè l’attenzione. A cosa deve credere l’osservatore? Alla maliziosa libertà del trasparente o all’opaca resistenza delle mutande?

E se il lato B in bella mostra di alcune showgirl (e pure di qualche nobildonna) fa sorridere, attenzione: quel che oggi si vede in sfilata, domani sarà sugli stand di Zara e di H&M, dunque alla portata di tutte (e di tutte le taglie).

Perchè, sì, certe magrezze della moda fanno pensare più ad una radiografia che alla nudità. Ma alcune morbidezze della strada potrebbero risultare, per lo meno, ridicole. Alla fine meglio “la nudità completa”, dice lo scrittore.

“Solo quella potrebbe risolvere il dilemma senza tradire l’intenzione”.

Ma almeno tutto questo sfoggio piacerà ai maschietti? E’ un messaggio contraddittorio che rischia di gelare chi vorrebbe arroventare.

 

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