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Velluto, seta, lana morbidissima e peluche: un poker vincente per i nuovi trend dell’autunno

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Velluto, seta, lana morbidissima e peluche: un poker vincente per i nuovi trend dell’autunno

Quello in arrivo sarà un inverno comodo ed avvolgente come una coccola, popolato da toni caldi ed autunnali e da tessuti che fasciano e proteggono il corpo

Il velluto

Il velluto

“She wore blue velvet”, cantava Bobby Vinton nella famosa hit degli anni Sessanta e, nel 1986, David Lynch sceglieva il velluto blu per il titolo del famoso film con Isabella Rossellini. Se pensate al velluto solo come ad un caldo tessuto invernale vi sbagliate di grosso. Già durante l’estate appena trascorsa è stato decretato must have senza stagionalità.

Aristocratico e voluttuoso, arricchisce il nostro guardaroba con capi caldi ed eleganti, da indossare di sera ma soprattutto di giorno. Ed il suo revival contagia proprio tutti. Si fa strada su accessori ed abiti, ma ispira anche elementi di arredo moderni e vintage.

Moda, design ed arte uniscono le forse per celebrare e reinterpretare la storia, il fascino, la sensualità e l’eleganza di questo tessuto senza tempo.

Il termine velluto deriva dal latino vellus, “vello”, “mantello”

Il termine velluto deriva dal latino vellus, “vello”, “mantello”

Le origini del termine velluto risalgono forse all’Oriente, tra Asia centrale, Iran ed Iraq. Certamente, nel XIV secolo, il velluto fu prodotto anche in Italia, dove ben presto divenne il tessuto simbolo delle classi nobiliari ritratto da pittori famosi, tra cui Tiziano.

Secondo l’antica tradizione, la fibra utilizzata per creare il velluto era la seta, poiché gli donava lucidità e morbidezza particolari.

Per conferirgli un aspetto più lussuoso, spesso veniva arricchito con lamine d’oro o d’argento. Oggi, invece, sono disponibili velluti sintetici, soprattutto in poliestere, acetato, nylon e viscosa che hanno un costo molto inferiore.

Dal punto di vista tecnico, il velluto presenta sul dritto due diversi tipi di lavorazione: un pelo rasato e molto fitto (velluto unito, liscio o tagliato) oppure una serie di piccoli anelli di filo che sporgono dalla trama (velluto riccio). Grazie alla sua versatilità può essere lavorato in molti modi e può presentarsi con aspetti differenti: a coste (corduroy), con effetti di trasparenza (dèvorè), sgualcito (froissè), velveton (ossia il fustagno, utilizzato soprattutto per l’abbigliamento sportivo e per scopi tecnici) e con disegni intessuti nella trama (jacquard).

Inoltre, grazie alle moderne tecnologie, il velluto viene prodotto anche elasticizzato, mediante l’aggiunta di piccole quantità di Lycra.

Il velluto: leitmotiv delle collezioni di molti brand

 

 

 

Il velluto: leitmotiv delle collezioni di molti brand

 

 

La voglia di velluto impera sui long dress da sera a spalline sottili, su ampi abiti plissè, sulle tute oversize, sugli abiti a tunica eleganti, ridotti a pura silhouette, come insegna lo stile degli anni Venti. E sui top, corti e leziosi.

Neanche i pantaloni rinunciano alla stoffa dell’aristocrazia. Dritti o svasati, purchè ampi, si impreziosiscono e si fanno sinuosi e leggeri nei movimenti. Anche il bomber oversize sceglie il velluto lucente, dandosi un tono glamour ed accattivante.

Per le occasioni più formali invece? Nulla di meglio che un sontuoso tailleur.

E come resistere alle borse ed alle scarpe. Dalle pochette alle tracolle da giorno, dalle Mary Jane alle slipper, dove il velluto si presta alle più svariate declinazioni.

Per i colori di tendenza si va dal burgundy al verde smeraldo, dal giallo ocra alle tonalità pastello. La palette cromatica è soffice come la famosa torta americana Red Velvet. Ma non di solo tessuto è fatta la morbidezza.

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