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Un salto nel cult gotico attraverso i film di Tim Burton

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Tim Burton, classe 1958, è uno dei registi visionari e geniali più affermati.

I suoi film sono dei capolavori, che spesso mischiano animazione, finzione e realtà con un gusto gotico e dark. Il dualismo è sempre presente nei lavori di Tim Burton, e viene usato come chiave di lettura dell’intero film. Per capire i comportamenti e le azioni dei personaggi, ne viene contrapposto almeno uno agli antipodi rispetto al protagonista: ciò aiuta noi spettatori a interpretare il messaggio del film.

TIM BURTON E L’ANIMAZIONE

Tim Burton nasce e cresce in California, a Burbank, una città alle porte di Hollywood. Ha da sempre una grande passione per il disegno, infatti grazie ad una borsa di studio riesce ad entrare negli studi della Disney all’inizio degli anni ’80. Il suo stile, però, non era molto in linea con la grande casa di produzione. Tim Burton sviluppa uno stile più horror e ottiene presto il permesso di girare il suo primo cortometraggio animato in bianco e nero, Vincent, nel 1982.

Segue, due anni dopo, Frankenweenie. Questo cartone, considerato non adatto ai bambini,  non venne distribuito fino al 2012. Racconta la storia del cagnolino Sparky che muore investito da un’auto, e del suo piccolo padrone che lo riporta in vita, come fece il dottor Frankenstein. Inizialmente venne realizzato in stop-motion e riproposto poi anche in 3D, tanto che ottenne una candidatura agli Oscar del 2013.

Un altro film animato molto particolare è sicuramente Nightmare Before Christmas, del 1993. Tim Burton fa da ideatore e sceneggiatore, non da regista in questo lavoro. Utilizza nuovamente la tecnica dello stop-motion, muovendo manualmente dei pupazzi, fotogramma dopo fotogramma. Il tema centrale è Halloween, e tutto lo spirito più dark di Tim Burton è qui libero di esprimersi e sperimentare.

Segue dopo un po’ di anni, La Sposa Cadavere, nel 2005. Ambientato nell’epoca vittoriana, si rifà a un’antica storia folkloristica ebrea. E’ una commedia/musical horror, candidato agli Oscar 2006 come Miglior Film d’Animazione.  La storia è piena di colpi di scena e l’animazione, curata nei minimi dettagli, dimostra la maestria e capacità del regista.

TIM BURTON E JOHNNY DEPP

L’attore Johnny Depp, oltre ad essere un grande amico di Tim Burton, è anche una presenza fissa nei suoi film. E’ protagonista in Edward Mani di Forbice, Sweeney Todd, Ed Wood, Il Mistero di Sleepy Hollow e molti altri, oltre ad aver prestato la voce nelle animazioni. La capacità camaleontica e trasformista di Depp consente a Burton di poter osare con i costumi e il trucco, pensiamo al cappellaio matto in Alice in Wonderland. Li lega una forte amicizia personale e una lunga collaborazione artistica.

Ogni regista che si rispetti ha un suo “attore feticcio“. Un’accoppiata regista-attore vincente che fa la differenza al botteghino. Pensiamo per esempio a Quentin Tarantino e Uma Thurman, Woody Allen e Scarlett Johansson o Sergio Leone e Clint Eastwood. In questo caso Tim Burton e Johnny Depp hanno qualcosa in più che li avvicina. Il regista, fin da piccolo, è affascinato dal macabro, l’oscuro e tutto ciò che ruota intorno ai cimiteri. L’attore, dall’altro lato, ha una personalità misteriosa che viene da un’infanzia tutt’altro che rosea e ingenua. Questo connubio permette all’attore di trasportare sul grande schermo le idee stravaganti del regista, capendone il disagio interiore e trasformandolo in mimiche facciali e gesti.

BIG FISH E BIG EYES

I film Big Fish, 2003 e Big Eyes, 2014, sono un po’ diversi dagli altri lungometraggi girati da Tim Burton. Sono entrambi drammatici e non hanno le classiche sfumature horror, così caratteristiche del regista californiano. Tim Burton sperimenta con storie decisamente meno folli e macabre delle precedenti, ma non per questo meno geniali. In entrambi i film il punto di vista dello spettatore cambia a un centro punto della storia: se pensavi di conoscere il personaggio, in realtà è esattamente il contrario. Il dubbio si insinua piano, da piccoli dettagli, la suspence cresce e il colpo di scena è dietro l’angolo. Il vero clou, però, si fa attendere: quando ormai gli eventi sembrano riservare un finale prevedibile e piatto, ecco che il film si celebra con un finale all’altezza delle aspettative.

Tim Burton ha apportato un nuovo grande genere al cinema. E’ un regista completo a 360° che si è meritato tutta la fama e la gloria di cui gode, grazie al coraggio di sperimentare e uscire dagli schemi estetici, che sembravano così vincolanti a Hollywood.

Al prossimo appuntamento con la Rubrica CineModApp!

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