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Shopping compulsivo: quando acquistare diventa una dipendenza

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Si può parlare di dipendenza da shopping? Comprare una maglietta può nascondere un problema?

Può sembrare una barzelletta eppure la sindrome da shopping compulsivo viene riconosciuta come un vero disturbo del controllo degli impulsi.  Sono sempre più i media che hanno dato  e danno attenzione al fenomeno.

Le donne sono ritenute comunemente le vittime ideali di una dipendenza da shopping anche se la costante crescita dei social network dimostra come ormai tutti a prescindere dal genere possono caderne vittima. Se inizialmente si compra per il piacere che si ricava da un nuovo acquisto, in seguito riportiamo uno stato di tensione crescente ed il desiderio di comprare diventa un impulso.

E’ brutto da ammettere ma siamo una società di stampo materialista e la colpa non è soltanto di Internet e televisione ma sicuramente questi due mezzi hanno  velocizzato le cose.

In un mondo che va sempre di fretta che sembra non avere tempo per noi, si cerca un maggior senso di controllo nelle piccole cose della vita capaci di darci un senso di stabilità quando tutto sembra andare male.

Ed i social che sono ormai delle tv 2.0 sono il perfetto anestetico in quei momenti in cui noia, tristezza e insoddisfazione hanno la meglio, vedendo quelle foto perfette raccontarci una realtà bidimensionale che non mostra problemi di nessun genere.

Ed è in quel momento che molto spesso scatta il senso di emulazione, sentendo quegli sconosciuti che ci scorrono davanti gli occhi tutto il giorno più vicini di quanto siano in realtà.

Prendete ad esempio il caso di Lissette Calveiro, una 26enne di Miami che ha speso e poi perso tutti i suoi soldi per diventare un’ influencer di Instagram … Quante Lissette Calveiro ci sono al mondo ?

Ma come si arriva a questo punto?

Sintomi dello shopping compulsivo

 

– nella prima fase di un episodio di shopping compulsivo, la persona inizia ad avere pensieri, preoccupazioni e senso di urgenza verso l’atto di acquistare, sia in generale sia riguardo un oggetto in particolare. Questa fase, inoltre, sembra solitamente preceduta da emozioni sgradevoli quali tristezza, ansia, noia o rabbia.

– la seconda fase è quella in cui ci si prepara all’acquisto pianificando alcuni aspetti come i negozi da visitare, il genere di articoli da ricercare o addirittura il metodo di pagamento che si intende utilizzare.

– la terza fase è quella dello shopping compulsivo vero e proprio, in cui la persona, spesso in preda ad una eccitazione quasi sensuale, si sente “corteggiata” dagli oggetti che vede e dalle loro qualità, valutate in quel momento come estremamente attraenti e irrinunciabili.

– la quarta fase, che chiude l’episodio, è quella successiva all’acquisto compulsivo, dopo il quale le precedenti sensazioni di eccitazione ed euforia si tramutano rapidamente in frustrazione, senso di colpa, vergogna e delusione verso se stessi.

Nonostante lo shopping compulsivo fosse presente già da prima dello sviluppo delle nuove tecnologie, l’avvento di internet ha portato ad un’importante amplificazione del fenomeno. Infatti anche lo shopping compulsivo online rientra nelle dipendenze da Internet.

In questa fase il soggetto si avvale di Internet in modo passivo, consultandone i contenuti senza apportarne di propri.

Ma come si può uscire? Come si può capire cosa è davvero utile e quale è solo il risultato di azioni impulsive?

Di recente la questione ha iniziato ad essere presa in analisi dall’editoria di costume e sono sempre di più i libri che trattano questo argomento.

Fondamentale il caso editoriale nato attraverso il manuale dell’asiatica Marie Kondo che istruisce il lettore a liberarsi del futile come metafora per migliorare la propria vita e per trovare la propria serenità interiore.

Un metodo che garantisce l’ordine e l’organizzazione degli spazi domestici ed insieme ad essi la serenità.

Perché nella filosofia zen il riordino fisico è un rito che produce incommensurabili vantaggi spirituali: aumenta la fiducia in sé stessi, libera la mente, solleva dall’attaccamento al passato, valorizza le cose preziose e induce a fare meno acquisti inutili.

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